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Mostriamo senza tabù il colore della salute femminile

Le mestruazioni sono sinonimo di benessere

Determinati argomenti, nella nostra mente, vengono rielaborati secondo la sensibilità che più ci appartiene, senza tenere conto della verità stessa del fatto o della situazione. Questo avviene perché, abituati a vivere in una realtà sempre più aumentata da stimoli visivi e influenze di pensiero su canoni estetici, abbiamo perso l’abitudine di soffermarci sulla verità oggettiva. È come se un fatto non fosse più discusso come tale, ma secondo il giudizio di valore di ognuno.

Ad esempio, siamo tutti concordi nel dire che il sangue mestruale è di colore rosso in tutte le sue sfumature? Che è parte buona di ogni ciclo fisiologico femminile?

Il sangue oltre i riti e le magie, gli usi e costumi

Simbolicamente il sangue, nelle diverse culture – passate e contemporanee – è associato ad un valore magico, protagonista in quanto intermediario tra mondo umano e divino. Tra i Loango (Stato africano dell’epoca pre-coloniale) le ragazze erano rinchiuse in capanne separate con il divieto di toccare terra; in Nuova Irlanda restavano in piccole gabbie anche quattro o cinque anni; al confine tra Brasile e Paraguay venivano cucite all’interno di un’amaca per un paio di giorni, durante il quale osservavano il digiuno. In Nuova Guinea, al termine di un isolamento di cinque giorni la ragazza veniva portata sulla schiena da sua nonna mentre scendeva le scale di casa. Nell’isola di Mabuiag (Torres Strait) la ragazza veniva nascosta tra i cespugli e protetta da una o due zie materne di guardia, in modo che nessuno le si avvicinasse. Tra gli Zulu del Sud Africa, se una ragazza cominciava a sanguinare lontana da casa, doveva evitare la via principale per il ritorno, per non incontrare nessuno.

Contemporaneità e mestruazioni, un rapporto ancora difficile

Discrepanze tra immagine e immaginario nella società moderna hanno stereotipato l’oggettività dei fatti. Poca informazione veritiera, dal gel blu delle pubblicità promotrici di assorbenti, poca istruzione nelle scuole e nelle famiglie, dove spesso vige il veto pudico su questo argomento. Non è raro vedere ragazzine e donne adulte associare il ciclo mestruale ad una fase sporca e sudicia, spesso dolorosa e priva di un riscontro medico.

Tredici volte l’anno tre milioni di italiane fanno i conti con dolore, astenia, stanchezza e grande imbarazzo: sono le ”vittime” del ciclo abbondante. Pagano un prezzo doppio rispetto a chi l’ha normale: il 70,2% rinuncia completamente all’attività sessuale, il 53,2% allo sport, il 40,4% a viaggiare, il 26,6% vede compromessa la vita sociale, il 18,1% si assenta dal lavoro o da scuola. Sono i dati presentati al congresso mondiale di Endocrinologia a Firenze, che fotografano un problema ”ingombrante”, ma sottovalutato dalle donne stesse visto che se una su due ritiene il suo flusso sopra la norma, solo il 10% ne parla con un ginecologo e una su quattro se ne vergogna. E i dati di una vasta indagine a livello internazionale relegano l’Italia agli ultimi posti per consapevolezza. In Europa vi è molta più disponibilità a rivolgersi al medico per ridurre i disagi legati alle mestruazioni (ha parlato col ginecologo di flussi abbondanti il 27,3% delle svedesi, il 27,6% delle francesi, il 29% delle spagnole e ben il 32,8% delle tedesche) e una maggior propensione a rinunciarvi.

Facciamo un ripasso

Il ciclo mestruale indica il periodo che intercorre tra una mestruazione e quella successiva, anche se spesso si indicano con la parola “ciclo” i giorni in cui avviene il flusso di sangue. La sua durata fisiologica oscilla fra i 28 e i 35 giorni. La prima mestruazione, definita menarca, arriva in genere tra i 12-14 anni. Schematicamente  il ciclo mestruale è diviso in varie fasi:

  • follicolare o estrogenica (dura circa 10gg) in cui cresce nelle ovaie il follicolo che darà origine alla cellula uovo pronta per essere fecondata al momento dell’ovulazione;
  • ovulatoria (dura circa 2-3gg), più o meno intorno al 14° giorno del ciclo, in cui avviene lo scoppio del follicolo e la deposizione della cellula uovo nelle tube che lo trasportano verso l’utero;
  • fase luteale o progestinica (dura 10-14gg): è la fase in cui l‘organismo si prepara ad accogliere l’eventuale uovo fecondato nell’utero, nel caso in cui ci sia stata la fecondazione;
  • mestruale (in genere dura 5gg) in cui si verificano le mestruazioni (sangue che deriva dallo sfaldamento dello strato interno dell’utero) se la fecondazione non è avvenuta.

Ed il ciclo si ripete sempre così fino alla comparsa intorno ai 50 anni della menopausa, che indica la cessazione del ciclo mestruale e dell’età fertile.

Il colore della femminilità e della passione è il rosso

Durante il ciclo mestruale non si è malati, si può fare qualsiasi attività… anche quella di dormire e riposare più del solito.
Vivere la quotidianità in base al proprio bioritmo è di fondamentale importanza. Dallo sport al sesso, vivi con naturalità il tuo essere donna, oltre ogni tabù di qualsiasi colore.


Scoprite le nostre scelte per il ciclo mestruale: la coppetta mestruale Mooncup egli assorbenti ecologici Ecoluna.

La foto di copertina fa parte del progetto dell’artista Lili Murphy Johnson sul tabù delle mestruazioni.

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La Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze

Essere se stesse, oltre le identità di genere.


L’11 ottobre si celebra la Giornata internazionale dei diritti delle bambine e delle ragazze
, inaugurata nel 2012 dalle Nazioni Unite, per le drammatiche situazioni in cui molte minorenni si trovano a vivere, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Un dramma che si traduce in un dato allarmante, secondo cui la violenza sarebbe la seconda causa di mortalità al mondo per le bambine e le ragazze tra i dieci e i diciotto anni. Spose bambine, l’infibulazione, bambine prostitute. Bambine usate come merci.  Un impegno, quello dell’Onu e portato avanti proprio per puntare l’attenzione sui diritti delle più piccole “raggiungere la parità di genere attraverso l’emancipazione delle donne e delle ragazze”.

Cosa accade nella parte “giusta del mondo” quella “progredita”, ad esempio in Italia?

È il ritratto di una nazione ancora intrappolata negli stereotipi di genere quello presentato dal dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri e dall’Istat che ha curato lo studio “Stereotipi, rinunce e discriminazioni di genere”. “Sebbene una parte cospicua della popolazione sembra aver lasciato perdere la convinzione che gli uomini debbano prendersi maggiori responsabilità delle donne, continua a esistere uno zoccolo duro che resiste al cambiamento”, commenta la curatrice dello studio Linda Laura Sabbadini, capo dipartimento dell’Istat. Gli svantaggi riconosciuti sono legati al lavoro: le donne sono maggiormente svantaggiate nel trovare una professione adeguata al titolo di studio, nel guadagnare quanto i colleghi maschi, nel fare carriera e conservare il posto di lavoro. Ecco perché moltissime donne (il 44,1% contro il 19,9% degli uomini) ammettono di avere fatto rinunce in ambito lavorativo perché hanno dovuto occuparsi della famiglia e dei figli.

dayofthegirlnoi-stesseQuindi è ancora più importante riconoscere che il futuro ha gli occhi consapevoli delle bambine. Imparare a riconoscere gli stereotipi di genere, può aiutare ad avere maggiore fiducia in se stessi ed accompagnare l’età evolutiva nelle sue multiple evoluzioni. L’identità di genere si forma nella primissima infanzia (a due anni ne siamo già consapevoli) e viene rafforzata da famiglia, scuola, televisione, stampa, tutto concorre a trasmetterla e favorisce la polarizzazione dei generi. Assimiliamo e normalizziamo tutto quello che ci influenza, al punto di non distinguere più, quello che è inclinazione da quello è dovere sociale.

Anche i linguaggi sono importanti

È curioso analizzare gli aggettivi spesso associati al genere femminile: antipatica, pettegola, invidiosa, vanitosa, smorfiosa, civetta, altezzosa, affettuosa, apprensiva, angosciata, mortificata, premurosa, paziente, buona, tenera, vergognosa, silenziosa, servizievole, comprensiva, docile,  deliziosa, delicata, disperata, ipersensibile, dolce, innocente. E se partissimo invece a ripensare al futuro parlando da linguaggi affini a tutti i sessi? Felice, soddisfatto/a, curioso/a, contento/a, pauroso/a, gentile, timido/a, tranquillo/a, arrabbiato/a, permaloso/a, vivace, triste, dispettoso/a, socievole, bravo/a, allegro/a, preoccupato/a, spaventato/a, meravigliato/a.

Bambine/i , ragazze/i più consapevoli delle proprie caratteristiche fisiche e attitudinali, per creare meno tabù e più strumenti riflessivi di dialogo e comprensione reciproca. Perché non può esserci un NOI se prima non c’è un IO.

La felicità, la leggerezza, il guardare il mondo con spensieratezza, sono sentimenti buoni, quasi banali, siamo convinti che risiedano nel cuore e nelle menti di tutti i bambini e ragazzi. Invece non è vero! Ed è importante dirlo, a loro, a noi stessi, alla società; che la felicità, soprattutto adolescenziale, non si trova su Amazon, non la si impara con un tutorial su YouTube né la si ascolta su Spotify.

La si conquista, con il coraggio di esplorare se stessi, con una mappa da “caccia al tesoro” e binocolo da marinaio, forniti da adulti a loro volta esploratori di verità altre e non proprie, per educare e di conseguenza tutelare il FUTURO DI DOMANI.

Futuro e consapevolezza è anche la nostra mission!  Intimaluna sostiene e supporta diverse realtà professionali – prime fra tutte le ostetriche – che si impegnano a promuovere tra le giovani ragazze (e non solo) una più ampia conoscenza del proprio corpo e della propria funzionalità, fisica ed affettiva. A diffondere #intimaconsapevolezza.

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